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Orecchi e Fantasmi / November 15 to Aprill 30, 2014

Un anno dopo l’inaugurazione che aveva coinvolto tre artisti di fama internazionale – Yona Friedman, Rosa Barba e Jean-Baptiste Decavèle – il progetto di Antinori per l’arte si arricchisce di un nuovo intervento curato da Marco De Michelis.
Due grandi “Iconostasi” di Yona Friedman occupano – letteralmente riempiono – due cortili interni della Cantina Antinori nel Chianti Classico progettata dall’architetto Marco Casamonti dello studio fiorentino Archea.
Queste opere sono allo stesso tempo sculture e architetture che si offrono libere per essere ‘abitate’, infinitamente mutabili, estensibili, trasformabili. E attendono l’opportunità di poter ospitare opere di altri artisti, azioni e performances, incontri, parole, per instaurare un dialogo continuo a cui sono chiamati a partecipare il paesaggio toscano, i luoghi silenziosi e solenni della cantina e la storia secolare della famiglia fiorentina.
Diego Perrone e Patrick Tuttofuoco sono i due artisti che hanno accettato di intervenire, installando le loro opere sia all’interno della Iconostasi , sia nello spazio del Museo, a contatto e in dialogo con i dipinti e le carte che ricostruiscono la storia della famiglia Antinori.
Patrick Tuttofuoco trasporta i neon variopinti dalle insegne luminose della metropoli nelle sale del museo, suggerendo un’evidente affinità tra i cerchi metallici che costituiscono il vocabolario elementare delle Iconostasi di Friedman e gli anelli che ne colorano gli spazi. A queste tematiche metropolitane, Tuttofuoco ha anche associato una riflessione che ha come protagonista una delle “figure” più controverse e articolate del pensiero moderno: la maschera. Maschere in polistirolo che svelano solo parzialmente le fisionomie dei volti: in parte festose come per rievocare atmosfere carnevalesche, ma anche insinuanti per quello che ci nascondono sui loro protagonisti e sulle ragioni che ne celano l’identità. I busti classici diventano sculture d’aria, sostenute da sottili piedistalli, che spingono la figura verso l’astrazione.
Nel suo lavoro Fantasmi, i cui nomi richiamano illustri antenati, drappi di stoffa, in parte provenienti da Palazzo Antinori, nascondono interamente non solo i volti ma l’intero corpo, come un abito misterioso, ma anche come una scultura modellata con i drappeggi morbidi e mutevoli del tessuto.
Nelle opere di Diego Perrone è riconoscibile la traccia di antichi mestieri e riferimenti alla ritrattistica classica.
Le sculture giocano su continui rimandi, attraversando vari livelli di lettura, permettendo diverse percezioni delle opere in relazione a quelle provenienti dalla collezione di famiglia, primo tra tutti Della Robbia.
L’interesse principale di Diego Perrone è sulla figura cruciale ed enigmatica della metamorfosi.
Diego sembra essere stato da sempre attratto dalla drammaturgia peculiare della metamoforsi, del processo trasformativo che altera non solo l’apparenza, ma la sostanza delle cose. Nelle sue sculture convivono il prima e il dopo della costituzione della forma; l’interno e l’esterno; i vuoti trasformati in pieni; i fluidi irrigiditi dalla trasformazione fisica della materia.
Nell’orecchio esposto nelle sale del Museo Antinori, la scultura comprende al tempo stesso la forma del padiglione auricolare e il suo interno, il vuoto della sua labirintica cavità, che assume le forme paradossali di un becco minacciosamente spalancato.
Il mondo di Perrone è popolato da queste ambivalenti figure: di teste di donna trasformate in uccelli alati, di farfalle fantastiche le cui ali spalancate erano originariamente lingue infuocate e fiammeggianti; di storie sorprendenti, bizzarre e anche spaventose che sembrano risalire dalla profondità della terra, dagli strati più remoti della memoria.