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Nicolas Party in the Garden Room / 23 novembre 2016 – 14 gennaio 2017

La Marchesi Antinori, nell’ambito di Antinori Art Project – piattaforma di interventi in ambito contemporaneo dedicata alle arti visive e agli artisti del nostro tempo – apre per la prima volta le porte di Palazzo Antinori a Firenze all’arte contemporanea con un progetto speciale dell’artista svizzero Nicolas Party (Losanna, 1980).

L’occasione della mostra a Firenze è data dall’acquisizione dell’opera di Nicolas Party, “Giant Fruit”, che entra ufficialmente a far parte della collezione permanente della famiglia Antinori nella cantina del Chianti Classico (Loc. Bargino – Firenze).

Per celebrare questa importante inclusione, la famiglia Antinori ha deciso di presentare al pubblico fiorentino, nella sede storica di Palazzo Antinori, dal 23 novembre 2016 al 14 gennaio 2017, un nuovo progetto speciale, “Nicolas Party in the Garden Room”, anch’esso curato da Ilaria Bonacossa.

Nicolas Party presenta una serie di lavori prodotti tra il 2013 e il 2016. Un insieme di 6 opere pittoriche – 3 nuovi acquerelli e 3 sassi-scultura – che illustrano come il genere della Natura Morta sia oggi più che mai vivo e capace di trasmettere emozione. L’artista si riappropria con ironia di un’iconografia classica. I suoi lavori lasciano ben trasparire come i valori della composizione e dell’equilibrio cromatico siano reinventati, completamente trasformati e tradotti nella contemporaneità, per conservare l’efficacia dell’indagine.

La volontà di Nicolas Party di rimescolare i limiti tra arte e decorazione rendono i suoi interventi negli spazi ancora più incisivi, per questo motivo la scelta di presentare le sue opere nella ‘boschereccia’, la saletta di palazzo Antinori completamente affrescata alla fine del ‘700 con vedute tratte da un paesaggio bucolico e boschivo, diventa una dichiarazione d’intenti e si inserisce in maniera puntuale nella pratica artistica di questo giovane talento.

L’idea di trasformare gli affreschi del paesaggio toscano in una sorta di carta da parati che faccia da sfondo agli acquerelli dell’artista, nasce dal fatto che Nicolas Party spesso ha dipinto gli sfondi prima di allestire le sue opere sulle pareti mettendo così in discussione il rapporto tra opera unica e decorazione e tra prospettiva e bidimensionalità.

Ceramiche e stoviglie sono soggetti ricorrenti nella produzione artistica di Nicolas Party e denotano l’interesse dell’artista nei confronti dei precedenti storici della pittura, richiamando alla memoria pittori come Giorgio Morandi. Tuttavia i dipinti e i pastelli dell’artista, connotati da proporzioni spesso improbabili, sono portati in vita da sfumature di colori brillanti e vitali capaci di alterare, trasformare e attivare le più svariate superfici, pietre comprese.

 

INTERVISTA CON NICOLAS PARTY 
DI Elena Bordignon

 

La tua collaborazione con la Antinori Art Project è iniziata con la mostra Still-life Remix, dove hai realizzato “Giant Fruit”. In relazione a questa grande opera – divenuta parte della collezione Antinori – mi dai una tua definizione di ‘natura morta’ pittorica?

Esistono due nomi per questo specifico genere di pittura in diversa lingue. Mi piace moltissimo la differenza tra i due e quello che ci dicono su ciò che questo tipo di pittura cerca di esplorare. In inglese, tedesco o fiammingo si dice “still life”. In francese, italiano o portoghese “natura morta”, che si traduce in inglese come “dead nature”. Questi due termini, “still life” e “natura morta”, sono composti da due parole che in qualche modo stanno in opposizione. In “still life” la parola “still” suggerisce un’idea di pausa in una linea temporale. Al contrario, la parola “life” evoca un movimento nel tempo. La stessa opposizione si presenta nella parola “natura morta”. “Natura” suggerisce un tempo infinito, mentre “dead”, cioè morto, evoca una fine del tempo. Cercare di mettere insieme due concetti opposti in un singolo oggetto, un quadro per esempio, è un’idea affascinante e ambiziosa.

Nella sede storica di Palazzo Antinori a Firenze presenti una serie di sette opere pittoriche. Con quale criterio le hai scelte? Quale relazione sussiste tra i pastelli e i sassi-scultura?

In questa mostra espongo tre pastelli e tre pitture-sasso. Un pastello di un gatto viola, un altro di frutti viola e il terzo di due vasi viola. Opere che mostrano alcuni dei miei soggetti d’interesse. In più espongo alcuni dipinti su pietra. Quando espongo diversi lavori insieme nello stesso spazio sto semplicemente cercando di creare una conversazione interessante tra gli oggetti. Per esempio mi piace l’idea che le pietre possano parlare con il pastello con i frutti viola.

— La pietra-mela
“Potrei sembrare una mela, un frutto che la natura ha creato in pochi mesi e che sparirà in pochi giorni. Ma sono una pietra… Sono molto vecchia e ci sono voluti centinaia di anni per creare la mia strana forma! Il mio aspetto da mela è solo un trompe l’oeil, un po’ di trucco sulla mia pelle”
— Il Pastello con la frutta viola dice
“Ti ho scoperta pietra-mela… Anche io sono soltanto una superficie che cerca di imitare delle curve sexy per attrarre lo sguardo del pubblico. Le persone guardano le mie curve e scatenano l’immaginazione”
— La pietra-mela
“Lo so! Guarda come sono truccata da mela, un trucco un po’ troppo sfacciato secondo me.”

Nella tua ricerca è molto forte la relazione tra arte e decorazione. Come risolvi o strutturi questi due aspetti della tua ricerca?

Ho frequentato la scuola d’arte a Losanna, in Svizzera. L’artista John M. Armleder è stato una figura molto importante in quell’istituzione e penso abbia influenzato molto tanti giovani artisti. Il modo in cui esplora i confini tra cosa definisce la decorazione e l’arte è sempre stata ed è tuttora una questione molto stimolante per me. Indagare questi confini e cercare di capire le differenti gerarchie culturali che esistono tra arte e decorazione o design è molto interessante per me. Oggi per esempio dire che un’opera d’arte è decorativa può essere percepito come negativo. Decorativo è percepito come qualcosa di superficiale e la superficialità non è ben vista in questo momento. E’ anche interessante vedere come la parola “decorazione” sia cambiata nell’ultimo secolo. Nel 1953 Matisse intitolò uno dei suoi maggiori lavori tardi “Grande decorazione con maschere”. Sarebbe interessante capire quanti artisti al giorno d’oggi usino queste parole in un titolo.

Le sette opere esposte sono state installate in un luogo molto particolare di Palazzo Antinori. Cosa ti ha colpito o affascinato di questo spazio? 

E’ la prima volta che espongo il mio lavoro in uno spazio così storico. La presenza di un affresco già esistente è una cosa molto stimolante! Giocare con il tempo e la storia è sempre un aspetto molto eccitante del fare arte. Questo contesto è particolarmente emozionante.

Ci sono dei pittori da cui trai ispirazione per l’ideazione delle tue opere?

Da quando mi sono trasferito in Belgio tre anni fa ho scoperto alcuni pittori belgi che al momento sono molto d’ispirazione per me. Léon Spilliaert e William Degouve de Nuncques sono due artisti belgi simbolisti della fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Due anni fa ho visto una mostra a Lucerna di un pittore svizzero di nome Hans Emmenegger, ed è stata una mostra tra le più stimolanti che io abbia visto recentemente. Un altro pittore svizzero di cui al momento sto esplorando il lavoro è Cuno Amiet. Sono tutti pittori attivi tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Ho anche studiato Milton Avery e Louis Eilshemius, due pittori americani dello stesso periodo. Penso di essere molto interessato e intrigato da artisti che abbiano dipinto un certo tipo di soggetti figurativi in quel periodo storico.