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Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti / 9 Novembre 2017 – 8 Aprile 2018

Dal 9 novembre 2017 all’ 8 aprile 2018, si è tenuta la mostra “Da Brooklyn al Bargello: Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti” nella splendida cornice del Museo Nazionale del Bargello, dove si conserva la maggiore raccolta al mondo di sculture realizzate in terracotta invetriata dai Della Robbia. Dopo l’esposizione alle grandi mostre presso il Museum of Fine Arts di Boston e la National Gallery di Washington tra 2016 e 2017, è arrivato a Firenze un capolavoro che lasciò l’Italia nel lontano 1898: la lunetta con la Resurrezione di Giovanni della Robbia. Commissionata intorno al 1520 da Niccolò di Tommaso Antinori (1454-1520), che dette inizio alla fortuna imprenditoriale di questo antichissimo casato fiorentino, la lunetta è di dimensioni monumentali (cm 174,6 x 364,5 x 33) e resta oggi uno dei più notevoli esempi della produzione di Giovanni della Robbia (Firenze 1469-1529).

Nel 2016 Marchesi Antinori ha finanziato il complesso restauro della lunetta, realizzato nei laboratori del Brooklyn Museum in previsione della mostra al Museum of Fine Arts di Boston. Si è in tal modo venuta a creare una singolare convergenza storica, una suggestiva continuità di committenza e tutela esercitata dalla famiglia Antinori attraverso i secoli, che si è rinnovata ulteriormente in questo eccezionale e temporaneo ritorno in Italia.

L’evento ha acceso dunque i riflettori, dopo quasi 120 anni dal suo trasferimento oltreoceano, su uno straordinario capolavoro poco conosciuto dal pubblico italiano ed europeo, cui è stata dedicata un’intera sala degli spazi museali del Bargello.

In previsione di questa mostra, Antinori Art Project ha commissionato a Stefano Arienti un nuovo progetto nato per essere in dialogo con la grande robbiana e che si articola in due opere distinte ma complementari, che trasformano e si riappropriano in maniera diversa della famosa lunetta: al Bargello l’opera dal titolo “Scena Fissa” e presso cantina Antinori nel Chianti Classico l’installazione site-specific “Altorilievo”.

Per la mostra “Da Brooklyn al Bargello: Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti” l’artista ha scelto di scomporre la lunetta in un’istallazione composta da grandi teli bianchi antipolvere, quelli usati per i cantieri di costruzione, che riproducono venti elementi delle 46 parti originali, aumentandone leggermente la dimensione sino ad arrivare ad una scala quasi reale. Queste figure vengono riprodotte con una pittura acrilica ad inchiostro metallico su grandi teli leggeri, allestiti nella sala attigua a quella in cui viene presentata la lunetta originale, mettono in scena una sorta di sacra rappresentazione, un presepio vivente in cui le singole figure circondano lo spettatore coinvolgendolo in un silenzioso dialogo. Appesi perpendicolarmente, come delle vele nella sala, creano una scenografia teatrale in cui il pubblico può muoversi entrando in diretto dialogo con i singoli personaggi per acquisire una lettura più dinamica e personale del capolavoro restaurato.

 

INTERVISTA CON ILARIA BONACOSSA
Di Elena Bordignon

 

Iniziamo proprio dalle basi del progetto che da un paio d’anni segui per Antinori Art Project: la scelta degli artisti. In occasione dell’eccezionale presentazione della lunetta raffigurante La resurrezione di Cristo realizzata agli inizi del XVI secolo da Giovanni Della Robbia, perché la scelta di invitare Stefano Arienti a confrontarsi con questa importante opera?

Ilaria Bonacossa: Questa volta scegliere l’artista non è stato semplice, ne abbiamo discusso a lungo anche con Alessia Antinori. Era chiaro che servisse un artista affermato e che avesse una conoscenza della storia dell’arte. Inizialmente, dato che la lunetta, come quasi tutta la produzione dei Della Robbia, (una grande dinastia di artisti) in terra cotta invetriata, avevamo pensato ad artisti contemporanei che lavorassero la ceramica o la terracotta, ma ci siamo resi conto che il riferimento era troppo letterale e avrebbe rischiato di portare a delle reinterpretazioni parossistiche o ironiche. Ho capito che serviva un artista che avesse una certa dimestichezza nel maneggiare ‘immagini’ e in particolare opere storiche riappropriandosene e trasformandole in un codice linguistico contemporaneo. Quando Stefano Arienti ha accettato l’invito mi sono resa conto che nessuno ha la sua capacità in maniera così minimale di trasformare le immagini, rendendole ‘pop’ ma non per questo privandole della loro aurea, anzi al contrario spingendoci attraverso i suoi interventi a guardare le opere in maniera più intima e personale.

L’artista ha articolato il suo intervento in due progetti distinti, uno al Bargello, in una sala attigua a quella della lunetta, l’altro alla cantina Antinori nel Chianti Classico. Mi introduci la mostra “Da Brooklyn al Bargello: Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti”?

La mostra nasce da una doppia volontà: da una parte riportare in Italia la Lunetta Antinori come viene chiamata dagli storici dell’arte dopo un importante restauro svolto dal team del Brooklyn Museum e sostenuto dalla famiglia Antinori; dall’altra l’idea di far rileggere a un artista contemporaneo un’opera storica sacra. La mostra al museo del Bargello si articola in due sale nella prima un’importante tela di John Singer Sargent dialogherà con la lunetta i cui tratti proto manieristi e i colori brillanti rendono veramente unica. Nella sala adiacente Stefano Arienti presenta “Scena Fissa” un tableaux vivants in cui i singoli personaggi e dettagli della lunetta originale sono tracciati in oro e bronzo su teli antipolvere bianchi da cantiere che occupano la sala evocando un presepe bidimensionale o le sinopie di un affresco mai finito.

I disegni di Arienti semplificano le figure, eliminando dettagli decorativi e lasciando solo i tratti che le rendono distinguibili. Questi teli appesi perpendicolarmente occupano la sala creando una sorta di scenografia teatrale in cui il pubblico si muove entrando in diretto dialogo con i singoli personaggi.

In merito all’intervento “Altorilievo”, che entrerà a far parte della collezione della famiglia Antinori, come ha sviluppato quest’opera, sempre in relazione alla lunetta di Giovanni Della Robbia?

La lunetta originale è composta di 46 parte, legate ciascuna ad un personaggio principale ma che a volte riproducono più di un dettaglio. Dopo il restauro, in cui queste parti sono state separate e consolidate, la scelta dei conservatori è stata di non stuccare le giunture (come era sicuramente stato fatto da Giovanni della Robbia) ma di lasciare la struttura evidente. Stefano Arienti prima di cominciare a lavorare a quest’opera composta da due lavori separati nati in  stretto dialogo, è andato al Brooklyn Museum per vedere l’originale dal vivo. Le pose teatrali e questa struttura che rendono la lunetta simile a un puzzle in tre dimensioni hanno colpito l’artista che a Bargino ha preso i 46 elementi della lunetta originale e le ha ricreate come altorilievi monocromatici tracciando in bronzo le figure. Le singole parti diventano qui elementi di una nuova narrazione nata del montaggio delle figure e dei dettagli della lunetta originale in cui l’evento la resurrezione di Cristo sembra essere dar vita a un nuovo svolgimento narrativo.

Stefano Arienti, nella sua lunga carriera, si è sempre avvalso di ‘immagini’ prelevate dalla storia dell’arte. L’artista compie, in questi suoi prelevamenti, una sorta di azione ‘ready made’: recupera un’immagine e ne elabora – e spesso modifica – la forma e il significato. Come si è confrontato l’artista con un’opera così importante come “La resurrezione di Cristo”?

Credo che in questo caso Stefano Arienti sia partito dal disegno come forma di catalogazione e di conoscenza dell’originale, i successivi disegni offrivano poi una nuova lettura narrativa delle figure della lunetta in cui il Cristo e i committenti assumono pose quasi teatrali. Nella sua appropriazione non vi è però una volontà di parodia, al contrario la ripetizione di figure e schemi narrativi spingono il pubblico a scoprire i dettagli dell’originale, guardando la Lunetta Antinori in maniera nuova.