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Altorilievo / Stefano Arienti, 2017

Antinori Art Project ha commissionato a Stefano Arienti un nuovo progetto nato per essere in dialogo con un capolavoro della storia dell’arte rinascimentale: la lunetta raffigurante La resurrezione di Cristo realizzata agli inizi del XVI secolo da Giovanni Della Robbia (Firenze, 1469 – 1529/1530), su commissione di Nicolò di Tommaso Antinori.

La “lunetta Antinori”, così nota agli storici dell’arte, oggi proprietà del Museo di Brooklyn, è tornata a essere presentata al pubblico, dopo 500 anni, al Museo Nazionale del Bargello a Firenze, dal 9 novembre 2017 all’8 aprile 2018 a seguito di un importante restauro sostenuto negli Stati Uniti dalla famiglia Antinori.

Il progetto di Stefano Arienti si articola in due opere distinte ma complementari che trasformano e si riappropriano in maniera diversa della famosa lunetta.

Al Bargello, in una sala attigua a quella della lunetta, era installata l’opera dal titolo “Scena Fissa” creando quindi un dialogo diretto tra arte rinascimentale e contemporanea, nella mostra “Da Brooklyn al Bargello: Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti”.

In contemporanea, presso l’avveniristica cantina Antinori nel Chianti Classico è stata esposta una nuova installazione site-specific di Arienti, “Altorilievo”, entrando così a far parte della collezione di famiglia ed attualizzando e rendendo visibile il forte legame con la storia e la tradizione mecenatistica.

Altorilievo”, nato per la Vinsataia della cantina Antinori nel Chianti Classico, si articola come la scomposizione di un alto-rilievo scultoreo, in cui le figure della lunetta, sempre monocrome, vengono riproposte nelle 46 campiture strutturali del capolavoro di della Robbia, in una rinnovata distribuzione spaziale delle figure, capace di trasformare l’impianto narrativo della lunetta e ponendo l’osservatore all’interno della scena e assegnandogli un ruolo attivo nella fruizione dell’opera.

L’opera, disegnata su teli antipolvere, assumerà una tridimensionalità quasi marmorea, che permetterà all’artista di ricreare uno spessore simile a quella dell’opera originale realizzata in terracotta invetriata, liberando i personaggi dalla posizione impostagli dalla storia e tessendo così una nuova trama.

L’allestimento spinge il pubblico ad una lettura più dinamica e personale del capolavoro restaurato, offrendo la possibilità di un percorso di ricerca in cui le immagini sono sottoposte a infinite variazioni, e dove lo spettatore è coinvolto in un processo mentale indipendente, critico e consapevole.